
La poesia proviene da una zona remota e magmatica dell’essere, come una sorta di intuizione-rivelazione, un epifania che procede per enigmi ed analogie. La parola pertanto perde i caratteri comunicativi per conservare solamente quelli evocativi, l'essenza, la verginità del linguaggio.
Caratteristica che distingue Quasimodo dagli altri ermetici è il suo linguaggio musicale, probabilmente ricavato dall’incontro coi grandi poeti greci di cui fu grande traduttore e «la tendenza a un discorso poetico più spiegato, legato al fluire della memoria».Come tanti altri intellettuali meridionali, Quasimodo sente l’allontanamento dalla terra natia come uno “strappo”, come un’esperienza traumatica che alimenterà però tanta parte della sua poesia». La rievocazione autobiografica non è però di stampo romantico bensì ermetico (gli ermetici proponevano una lirica spogliata di qualsiasi elemento autobiografico): nella sua pena legge la pena di tutti gli uomini.
Dato che domani parto voglio salutare la mia terra con questa poesia bellissima...
Strada di Agrigentum (da “Nuove Poesie”, 1938)
nelle criniere dei cavalli obliqui
in corsa lungo le pianure, vento
che macchia e rode l'arenaria e il cuore
dei telamoni lugubri, riversi
sopra l'erba. Anima antica, grigia
di rancori, torni a quel vento, annusi
il delicato muschio che riveste
i giganti sospinti giù dal cielo.
Come sola nello spazio che ti resta!
E più t'accori s'odi ancora il suono
che s'allontana verso il mare
dove Espero già striscia mattutino
il marranzano tristemente vibra
nella gola del carraio che risale
il colle nitido di luna, lento
tra il murmure d' ulivi saraceni.
È una delle mie poesie preferite di Quasimodo, la parola è nuda scavata nell'abisso dell'interiorità.
Fa riferimento anche alla Valle dei Templi di Agrigento, al ricordo dello splendore dei templi greci e il suono dello scaccia pensieri (marranzano) che si allontana largo verso il mare.
La poesia inizia con “Là” per enfatizzare il senso dell'indeterminatezza, paesaggi e cose sono come proiettati su una remota lontananza, la nostalgica rievocazione sottolineata dalla parola “ricordo” trova la sua forma più adatta nel musicale abbandono ai versi.
É come se il vento, quasi un fuoco trovasse alimento nelle criniere dei cavalli e le accendesse.
“obliqui” da il senso dello slancio, della corsa.
Il tempo corrodendo la pietra, l'arenaria, di cui sono fatte quelle statue, ne ha tolto la loro integrità, le ha colpite al cuore. Questi ruderi sparsi nei dintorni dei templi di Agrigento ispirano nella loro solennità mutilata dal tempo un senso di tristezza, fanno meditare sulla fine della civiltà antica.
L'anima del poeta è “antica” perché in essa, occupata tutta dal nostalgico amore per la sua isola, vive quasi il senso di questa millenaria storia; “grigia” perché incupita da delusione e solitudine, dalla sera che incombe sull'uomo. Quest'anima annusa avidamente il sentore del muschio che come una patina ha ricoperto le statue monumentali ( “giganti”) sospinti giù dal cielo.
Il poeta si accora ancora nel rievocare il suono del marranzano che viene portato dal vento, Espero è la brezza che soffia da ponente, nell'ora del tramonto. Nella mitologia greca Espero era il leggendario signore delle terre d'occidente, che secondo una tradizione, dopo essere salito sulle spalle di Atlante per vedere le stelle più da vicino, fu sorpreso da un uragano e scomparve. In sua memoria, venne dato il suo nome all'astro che compare per primo, alla sera, e che annuncia il tempo del riposo.
É toccante l'ultima immagine del marranzano malinconico, il suono è quasi un lamento che fa vibrare il contadino che sospinge il carretto ( un simbolo della tradizione siciliana,nelle sponde, nelle ruote e nella cassa, in ogni singolo pezzo che lo compone ci sono i colori, del sole siciliano, delle angurie di fuoco,dello zolfo, delle arance e dei limoni,del cielo e del mare,della lava dell'Etna e dei fichidindia. Nel suo complesso il carretto siciliano rappresenta una sintesi delle civiltà mediterranee che posero piede nell'isola: i colori Arabi,gli arabeschi Turco-Bizantini, i costumi greci,le “cianciane” le frange Spagnole. Osservandolo da vicino sembra di guardare e di toccare tutta la Sicilia con i panorami aspri e i suoi profumi misteriosi) che risale il colle al chiaro di luna tra il mormorio quasi un sibilo delle fronde degli ulivi saraceni.