The mask and the mirror

venerdì 18 settembre 2009

Volver





Tornare...
l'ho rivisto l'altra sera dopo alcuni anni.
Credo che il fatto che io sia molto cambiata mi ha condotto a una sensibilità diversa nel rivederlo e capire ora il realismo magico di questo film,la dimensione simbolico-onirica dei ricordi lontani, l'alchimia della fiaba e la carnalità che compendia.
volver...il luogo in cui tutto comincia e tutto ritorna.
Come è stato più volte detto è un film in cui la grazia danza insieme alla morte per riconciliare i vivi.
Il ritorno si coniuga con la vita, e là dove la vita ha fatto esperienze di morte si coniuga col “ritornare” alla vita.
Tornare è riannodare legami, è riandare là dove si era partiti.
E il punto di partenza è sempre una madre che ci ha tenuto in grembo, un padre anche se non ci ha saputo amare,una sorella, una figlia, una casa, una strada, un’ amica, un amore, un senso.
Ritorna solo chi non ha bisogno di dimenticare, il viandante e il mendicante,chi conserva la memoria di un inizio.
Volver, tornare, può allora significare che persino i temi dell'infanzia offesa, della ricerca delle radici, del desiderio crudele e delle pulsioni d'amore e di morte possono e debbono materializzarsi in una finzione infinita.
Emblematica la sequenza d'apertura del film: su un insinuante e solare paso doble, una carrellata da destra a sinistra percorre un vialetto di cimitero,un vento travolgente impolvera e scarmiglia. Le donne, tante donne, solo donne, con secchi di plastica, spazzole e detersivi si affannano a lucidare i marmi delle tombe. E parlano, tra loro e coi defunti.
È una scena magistrale.
In questo microcosmo femminile (il vero protagonista) sono esplorate le emozioni immediate e quelle rimpiante, si crea un ponte tessuto d'immagini tra i rapporti umani concreti e carnali e quelli spirituali e ineffabili.
Tornare è essere restituiti all’accoglienza del nostro inizio, è risorgere da quelle tombe che aprono il film e che non spaventano, non generano orrore, perché abbracciate da persone “vive” e da una pietas senza misura.
Una pietà vera che riesce a vincere la paura perchè abita e riconcilia, senza sosta, la vita e la morte quotidiana dei protagonisti che si spendono e si offrono, ma senza mai tradire la realtà con rimozioni, censure, acrobatici meccanismi di difesa.
Perché non è il ricordo che ha bisogno di accoglienza e di perdono ma la memoria e la ferita dell’assenza, il dolore bruciante di chi vuol ritrovare l’amore tradito, la bellezza smarrita dell’origine.
E' un film solare dove tutto è sempre possibile, dove nessuno è solo, dove niente è irrimediabilmente perduto.
Un film corale fatto di relazioni. Un film che esibisce un garbo e una naturalezza che sa di miracolo, che fonde sapori e odori antichi, che fa danzare il colore e il calore insieme al vento della Mancha.
Pedro Almodovar sa raccontare la vita con tutte le sfumature delle sue assurdità, venandole di una corrosione e di una provocazione tali da scendere in aspetti tragici o comici o scabrosi.
E' appassionato, ironico, disinibito, perverso a tratti... attraverso colori vivissimi, lo stile trasgressivo e le labili e fuggevoli inquadrature degli attori, mai statiche ma definite.
Pedro diventa così come regista il ritrattista più graffiante e istintivo del postmoderno...
Ecco il testo di Volver...da qui il titolo del film e la colonna sonora.
queste parole sedimentano ancora nelle mie notti e a tratti le scandiscono.



Ecco il testo e traduzione...


Yo adivino el parpadeo
de las luces que a lo lejos
van marcando mi retorno.
Son las mismas que alumbraron,
con sus palidos reflejos,
hondas horas de dolor.
Y aunque no quise el regreso,
siempre se vuelve al primer amor.
La quieta calle donde el eco dijo:
"Tuya es su vida, tuyo es su querer!"
Bajo el burlon mirar de las estrellas
que con indiferencia hoy me van volver.

Volver,
con la frente marchita,
las nieves del tiempo
platearon mi sien.
Sentir,
que es un soplo la vida.
que veinte años no es nada,
que febril la mirada
errante en las sombras
te busca y te nombra.
Vivir,
con el alma aferrada
a un dulce recuerdo,
que lloro otra vez.


Tengo miedo del encuentro
con el pasado que vuelve
a enfrentarse con mi vida.
Tengo miedo de las noches
que, pobladas de recuerdos,
encadenan mi soñar.


Pero el viajero que huye
tarde or temprano detiene su andar.
Y aunque el olvido,
que todo destruye,
haya matado mi vieja ilusion,
guardo escondida un esperanza humilde,
que es toda la fortuna de mi corazon.



Io prevedo il tremolio
Delle luci che in lontananza
Stanno segnando il mio ritorno
Sono le stesse che rischiararono
Con i loro pallidi riflessi
Fionde ore di dolore
E sebbene non desiderai il ritorno
Sempre si torna al primo amore
La tranquilla strada dove l’eco disse
“tua è la sua vita, tuo è il suo amare”
sotto il …guardare le stelle
che con indifferenza oggi tornano a me

tornare
con la fronte avvizzita
le nevi del tempo
argentarono le mie tempie
sentire
che è un soffio la vita
che vent’anni non sono niente
che febbrile è lo sguardo
errante nell’ombra
ti cerca e nomina il tuo nome
vivere
con l’anima ostinata
ad un dolce ricordo
che piango un’altra volta


ho paura dell’incontro
con il passato che torna
a confrontarsi con la mia vita
ho paura delle notti
che, popolate di ricordi,
incatenano il mio sognare


però il viaggiatore che sente
prima o poi trattiene il suo andare
e sebbene il dimenticare
che tutto distrugge
abbia ucciso la mia vecchia illusione
custodisco nascosta una umile speranza
che è tutta la fortuna del mio cuore .