The mask and the mirror

domenica 19 luglio 2009

El guardian de los libros



Ahí están los jardines, los templos y la justificación de los templos,
la recta música y las rectas palabras,

los sesenta y cuatro hexagramas,

los ritos que son la única sabiduría

que otorga el Firmamento a los hombres,

el decoro de aquel emperador

cuya serenidad fue reflejada por el mundo, su espejo,

de suerte que los campos daban sus frutos

y los torrentes respetaban sus márgenes,

el unicornio herido que regresa para marcar el fin,

las secretas leyes eternas,

el concierto del orbe;

esas cosas o su memoria están en los libros

que custodio en la torre.



Los tártaros vinieron del Norte

en crinados potros pequeños;

aniquilaron los ejércitos

que el Hijo del Cielo mandó para castigar su impiedad,

erigieron pirámides de fuego y cortaron gargantas,

mataron al perverso y al Justo,

mataron al esclavo encadenado que vigila la puerta,


usaron y olvidaron a las mujeres

y siguieron al Sur,

inocentes como animales de presa,

crueles como cuchillos.

En el alba dudosa

el padre de mi padre salvó los libros.

Aquí están en la torre donde yazgo,

recordando los días que fueron de otros,

los ajenos y antiguos.



En mis ojos no hay días. Los anaqueles

están muy altos y no los alcanzan mis años.

Leguas de polvo y sueño cercan la torre.

¿A qué engañarme?

La verdad es que nuca he sabido leer,

pero me consuelo pensando

que lo imaginado y lo pasado ya son lo mismo

para un hombre que ha sido

y que contempla lo que fue la ciudad

y ahora vuelve a ser el desierto.

¿Qué me impide soñar que alguna vez

descifré la sabiduría

y dibujé con aplicada mano los símbolos?

Mi nombre es Hsiang. Soy el que custodia los libros,

que acaso son los últimos,

porque nada sabemos del Imperio

y del Hijo del Cielo.

Ahí están en los altos anaqueles,

cercanos y lejanos a un tiempo,

secretos y visibles como los astros.

Ahí están los jardines, los templos.





Jorge Luis Borges,
Elogio de la sombra,



Là sono i giardini, i templi e la giustificazione dei templi,
la retta musica e le rette parole,
i sessantaquattro esagrammi,
i riti che son l'unica sapienza
che agli uomini concede il Firmamento,
la dignità di quell'imperatore
la cui serenità venne riflessa dal mondo, specchio suo,
così che i campi davano i loro frutti
e i torrenti rispettavano le sponde,
l'unicorno ferito che ritorna per indicare la fine,
le segrete leggi eterne,
il concerto dell'orbe;
tali cose o la loro memoria sono nei libri
che custodisco nella torre.

I tartari vennero dal Nord
su piccoli criniti puledri;
annientarono gli eserciti
che il Figlio del Cielo aveva inviati per punire la loro
empietà,
eressero piramidi di fuoco e tagliarono gole,
uccisero il malvagio con il giusto,
uccisero lo schiavo incatenato che vigila la porta,
usarono e scordarono le donne
a andarono oltre, al Sud,
innocenti come animali da preda,
crudeli come coltelli.
Nell'alba dubitosa
il padre di mio padre salvò i libri.
Sono qui nella torre dove giaccio
e ricordano i giorni stati d'altri,
gli stranieri, gli antichi.

Mancano i giorni ai miei occhi. I palchetti
son alti, non ci arrivano i miei anni.
Leghe di polvere e sonno cingono la torre.
A che ingannarmi?
La verità è che non seppi mai leggere,
ma mi consolo pensando
che immaginato e passato sono tutt'uno
per un uomo che è stato
e contempla quel che fu la città
e torna ora ad essere deserto.
Che cosa m'impedisce di sognare
che decifrai un tempo la sapienza
e tracciai con attenta mano i simboli?
Il mio nome è Hsiang. Sono il custode dei libri,
che sono forse gli ultimi,
giacchè nulla sappiamo dell'Impero
e del figlio del Cielo.
Sono là nei loro alti palchetti,
remoti e prossimi a un tempo,
visibili e segreti come gli astri.
Là sono i templi, là sono i giardini.

sabato 18 luglio 2009

Doppio sogno




Un antico demone

Guardatevi, signore, dalla gelosia:
è il mostro dagli occhi verdi,
che irride al cibo di cui si nutre.

Shakespeare, Otello
Atto terzo: scena III


In questi giorni per la prima volta in vita mia ho letto casualmente Doppio Sogno...
Ho toccato e sentito in modo viscerale, uno dei sentimenti più atavici e primigeni dell'uomo: la gelosia.
Ho riflettuto sul tema dell'infedeltà. Mi sono chiesta...
In cosa consiste realmente? Cosa costituisce una violazione del patto d'amore della coppia?
Tanti classici ci fanno porre questa domanda...la Medea di Euripide, Il Moro di Venezia e L'Otello di Shakespeare, la sonata a Kreutzer di Tolstoj...
In effetti, ho pensato che le rappresentazioni di desideri inconfessabili (velati o apparentemente rimossi) dei sentimenti di insicurezza e della gelosia costituiscono il tema anche di uno dei film più famosi di Kubrick, che ho più volte visto e rivisto: Eyes Wide Shut che si riferisce al mirabile racconto di Arthur Schnitzler Doppio Sogno che solo ora ho letto.
L'autore delinea in un continuo gioco di rimandi a pulsioni inconsce e a sogni più o meno sussurati, le dinamiche emotive e relazionali di una giovane coppia.
Il medico- drammaturgo austriaco delinea infatti la sottile distanza che separa l'emozione occasionale e reversibile, dall'idea morbosa di gelosia, l'ossessione.
Ma vediamo questa coppia...osserviamola....
Questa coppia è perbene, colta, altolocata: insomma una distinta famiglia della borghesia viennese del primo novecento, di certo apprezzata e forse un poco invidiata. Una relazione d'amore che dura da anni senza essere, apparentemente scalfita dalle insidie del tempo.
I due hanno anche una figlia che coccolano amabilmente.
Immediatamente sono stata colpita da questo rapporto, basato sulla stima, il senso del rispetto, la complicità e il dialogo sul quale si impernia la vita di coppia. Ci sono insomma, ho pensato tutti i presupposti per un felice legame, fatto di quotidianità a sicuro.
Però, al ritorno da una festa in maschera, all'improvviso il meraviglioso mènage familiare viene turbato. Comincia a scricchiolare sotto i colpi “inferti” da un'innocua confessione.
Discutendo del ballo a cui avevano partecipato la notte prima, la donna insinua il racconto di una fantasia erotica (di un “sogno”). Arriva così “la goccia” che fa venire improvvisamente meno ciò che appena un attimo prima sembrava scontato, appunto sicuro.
“ Tuttavia dalla leggera conversazione sulle futili avventure della notte scorsa finirono col passare a un discorso più serio sui desideri nascosti, appena presentiti, che possono originare torbidi e pericolosi vortici anche nell'anima più limpida e pura, e parlarono di quelle regioni segrete che ora li attraevano appena, ma verso cui avrebbero potuto una volta o l'altra spingerli, anche se solo in sogno, l'inafferabile vento del destino”.
Da questo momento le vicende dei due coniugi, sia quelle reali sia quelle immaginate, sembrano scorrere su binari paralleli. Da una parte, come un macino minaccioso il sogno, probabilmente il desiderio inconfessabile o meglio la fantasia erotica della donna, di Albertine.
Dall'altra il brutto sogno cioè la realtà che il racconto della donna ha suscitato, la triste vicenda che addesso incomberà su Fridolin e da cui vorrebbe in un certo senso svegliarsi.
Dal momento della confessione della moglie, Fridolin non riesce proprio a togliersi dalla testa l'idea del tradimento, è spinto dalla delusione e dai desideri di rivalsa. Cerca a sua volta di restituire l'infedeltà e finisce perciò per infilarsi nel suo brutto sogno. La scoperta delle fantasie della moglie, la ferita narcisistica e le emozioni di gelosia lo portano a sperimentare sentimenti di inadeguatezza e fallimento. Emblematiche sono le pagine...rese molto bene nel film, in cui Fridolin si ritrova ad un ballo in maschera notturno ed esoterico. Si tratta di un ambiente molto raffinato ma per certi versi inquietante,quasi misterioso. C'è gente vestita in maschera, con costumi religiosi. Ad un certo punto inizia il rituale, dapprima con musiche sacre, poi profane. Le donne, sempre in maschera, cominciano a denudarsi e cercare un compagno, anch'egli in maschera. Il nostro protagonista è ancora intento a capire ed orientarsi, quando viene scoperto come intruso e invitato a dichiarare la propria identità.
Ora sembra davvero volgere al peggio, ma una donna che probabilmente lo ha riconosciuto si offre in sacrificio e in cambio della sua libertà. Fridolin è così libero di lasciare quella casa e di tornare, ormai all'alba alla sua.
É ancora preso dalla paura e dai rimorsi, però trova un pretesto per svegliare la moglie che intanto “continua” il suo sogno. Egli non resiste alla curiosità e le chiede, nonostante l'ora di racccontare...
raccontare il suo sogno...
Non svelo l'epilogo...
Mi chiedo però...fino a che punto un sogno può essere considerato reale? Dove si situa la linea di confine tra i desideri, l'immaginazione e la “realtà” dei vissuti onirici? In che senso questi vissuti possono testimoniare esperienze coscienti o bisogni manifesti?
Schnitzler tuttavia non poteva trovare soluzione più chiara: “Ma erano solo parole”.
Infatti un sogno non possiede medium migliore delle parole per manifestarsi. Anzi è proprio nel linguaggio che trova linfa, sostanza e, dunque, “vita reale”. E la semplice confessione del sogno della moglie, basta a sciogliere, agli occhi del marito i profondi legami affettivi che ora sembrano assolutamente dissolti: “ Si rese conto che tutto quell'ordine, quell'armonia, quella sicurezza della sua esistenza non erano che apparenza e menzogna “.
Al di là dell'espediente letterario, è da notare l'imprescindibile ruolo della riflessione e della mediazione linguistica e come la verità concettuale è sempre relativa, dipende cioè dalle condizioni dell'accordo che deve essere dialogico e relazionale. In tal caso si costituiscono come contrarie a questa definizione di verità, il dogma,l'integralismo, l'assolutismo, il fanatismo: vale a dire tutti gli aspetti intransigenti di cui si nutre la verità del delirante paranoico.
C'è però di più, non bisogna sottovalutare un aspetto ontologico fondamentale: i sentimenti e l'idea di gelosia non permettono di riconoscere l'alterità e negano di fatto le prerogative esistenziali dell'altro, di chiunque altro.
Sicuramente l'emozione di gelosia sembra aver costituito una risposta evolutiva legata ai comportamenti sessuali, alla riproduzione e alla conservazione della specie, funzionali alla coesione del gruppo parentale. Tuttavia essi costituiscono un costrutto da cui emergono ormai solo i limiti più arcaici, riferibili essenzialmente non più al vantaggio evolutivo che dovevano garantire,ma al danno affettivo e relazionale che adesso tali sentimenti possono determinare.
La gelosia tuttavia, pur elemento tormentoso, c'è da dire che promuove anche l'appartenenza, l'esclusività di rapporti, il rinsaldamento dei legami affettivi: ossia la giusta dose di interdipendenza.
In noi è presente quell'onnivoro narcisimo , derivato e costantemente alimentato dalla irripetibile unicità ontologica, e la necessità, del pari ineludibile, di conoscere l'altro e di (ri)conoscersi attraverso l'altro nel quale, in dosi diverse a seconda del valore attribuito alla relazione, vengono immesse parti del proprio sé dopo averle codificate nelle cangianti modalità espressive dei linguaggi.
I sentimenti di gelosia sono dunque da interpretarsi in rapporto all'idea, e alla sofferenza che intimamente evoca la paura dell'abbandono o della perdita dell'oggetto d'amore, e quindi relativamente alla ferita narcisistica intollerabile determinata dalla rottura della relazione privilegiata ed emotivamente investita.

domenica 5 luglio 2009

Je suis venue te dire que je m'en vais

Ho visto ultimamente "Saturno contro " di Ferzan Ozpetek, che seguo molto come regista. Il tema del film è la separazione, sia nell'amicizia che nell'amore, e la difficoltà ad accettarla.
Un film lento e che non racconta nulla, ma che in realtà cuce uno stralcio di esistenza con poesia e crudezza intimista.
Ecco la colonna sonora che sto ascoltando spesso, non a caso cantata da una delle voci che più sanno raccontare e sfumare la realtà...