The mask and the mirror

sabato 18 luglio 2009

Doppio sogno




Un antico demone

Guardatevi, signore, dalla gelosia:
è il mostro dagli occhi verdi,
che irride al cibo di cui si nutre.

Shakespeare, Otello
Atto terzo: scena III


In questi giorni per la prima volta in vita mia ho letto casualmente Doppio Sogno...
Ho toccato e sentito in modo viscerale, uno dei sentimenti più atavici e primigeni dell'uomo: la gelosia.
Ho riflettuto sul tema dell'infedeltà. Mi sono chiesta...
In cosa consiste realmente? Cosa costituisce una violazione del patto d'amore della coppia?
Tanti classici ci fanno porre questa domanda...la Medea di Euripide, Il Moro di Venezia e L'Otello di Shakespeare, la sonata a Kreutzer di Tolstoj...
In effetti, ho pensato che le rappresentazioni di desideri inconfessabili (velati o apparentemente rimossi) dei sentimenti di insicurezza e della gelosia costituiscono il tema anche di uno dei film più famosi di Kubrick, che ho più volte visto e rivisto: Eyes Wide Shut che si riferisce al mirabile racconto di Arthur Schnitzler Doppio Sogno che solo ora ho letto.
L'autore delinea in un continuo gioco di rimandi a pulsioni inconsce e a sogni più o meno sussurati, le dinamiche emotive e relazionali di una giovane coppia.
Il medico- drammaturgo austriaco delinea infatti la sottile distanza che separa l'emozione occasionale e reversibile, dall'idea morbosa di gelosia, l'ossessione.
Ma vediamo questa coppia...osserviamola....
Questa coppia è perbene, colta, altolocata: insomma una distinta famiglia della borghesia viennese del primo novecento, di certo apprezzata e forse un poco invidiata. Una relazione d'amore che dura da anni senza essere, apparentemente scalfita dalle insidie del tempo.
I due hanno anche una figlia che coccolano amabilmente.
Immediatamente sono stata colpita da questo rapporto, basato sulla stima, il senso del rispetto, la complicità e il dialogo sul quale si impernia la vita di coppia. Ci sono insomma, ho pensato tutti i presupposti per un felice legame, fatto di quotidianità a sicuro.
Però, al ritorno da una festa in maschera, all'improvviso il meraviglioso mènage familiare viene turbato. Comincia a scricchiolare sotto i colpi “inferti” da un'innocua confessione.
Discutendo del ballo a cui avevano partecipato la notte prima, la donna insinua il racconto di una fantasia erotica (di un “sogno”). Arriva così “la goccia” che fa venire improvvisamente meno ciò che appena un attimo prima sembrava scontato, appunto sicuro.
“ Tuttavia dalla leggera conversazione sulle futili avventure della notte scorsa finirono col passare a un discorso più serio sui desideri nascosti, appena presentiti, che possono originare torbidi e pericolosi vortici anche nell'anima più limpida e pura, e parlarono di quelle regioni segrete che ora li attraevano appena, ma verso cui avrebbero potuto una volta o l'altra spingerli, anche se solo in sogno, l'inafferabile vento del destino”.
Da questo momento le vicende dei due coniugi, sia quelle reali sia quelle immaginate, sembrano scorrere su binari paralleli. Da una parte, come un macino minaccioso il sogno, probabilmente il desiderio inconfessabile o meglio la fantasia erotica della donna, di Albertine.
Dall'altra il brutto sogno cioè la realtà che il racconto della donna ha suscitato, la triste vicenda che addesso incomberà su Fridolin e da cui vorrebbe in un certo senso svegliarsi.
Dal momento della confessione della moglie, Fridolin non riesce proprio a togliersi dalla testa l'idea del tradimento, è spinto dalla delusione e dai desideri di rivalsa. Cerca a sua volta di restituire l'infedeltà e finisce perciò per infilarsi nel suo brutto sogno. La scoperta delle fantasie della moglie, la ferita narcisistica e le emozioni di gelosia lo portano a sperimentare sentimenti di inadeguatezza e fallimento. Emblematiche sono le pagine...rese molto bene nel film, in cui Fridolin si ritrova ad un ballo in maschera notturno ed esoterico. Si tratta di un ambiente molto raffinato ma per certi versi inquietante,quasi misterioso. C'è gente vestita in maschera, con costumi religiosi. Ad un certo punto inizia il rituale, dapprima con musiche sacre, poi profane. Le donne, sempre in maschera, cominciano a denudarsi e cercare un compagno, anch'egli in maschera. Il nostro protagonista è ancora intento a capire ed orientarsi, quando viene scoperto come intruso e invitato a dichiarare la propria identità.
Ora sembra davvero volgere al peggio, ma una donna che probabilmente lo ha riconosciuto si offre in sacrificio e in cambio della sua libertà. Fridolin è così libero di lasciare quella casa e di tornare, ormai all'alba alla sua.
É ancora preso dalla paura e dai rimorsi, però trova un pretesto per svegliare la moglie che intanto “continua” il suo sogno. Egli non resiste alla curiosità e le chiede, nonostante l'ora di racccontare...
raccontare il suo sogno...
Non svelo l'epilogo...
Mi chiedo però...fino a che punto un sogno può essere considerato reale? Dove si situa la linea di confine tra i desideri, l'immaginazione e la “realtà” dei vissuti onirici? In che senso questi vissuti possono testimoniare esperienze coscienti o bisogni manifesti?
Schnitzler tuttavia non poteva trovare soluzione più chiara: “Ma erano solo parole”.
Infatti un sogno non possiede medium migliore delle parole per manifestarsi. Anzi è proprio nel linguaggio che trova linfa, sostanza e, dunque, “vita reale”. E la semplice confessione del sogno della moglie, basta a sciogliere, agli occhi del marito i profondi legami affettivi che ora sembrano assolutamente dissolti: “ Si rese conto che tutto quell'ordine, quell'armonia, quella sicurezza della sua esistenza non erano che apparenza e menzogna “.
Al di là dell'espediente letterario, è da notare l'imprescindibile ruolo della riflessione e della mediazione linguistica e come la verità concettuale è sempre relativa, dipende cioè dalle condizioni dell'accordo che deve essere dialogico e relazionale. In tal caso si costituiscono come contrarie a questa definizione di verità, il dogma,l'integralismo, l'assolutismo, il fanatismo: vale a dire tutti gli aspetti intransigenti di cui si nutre la verità del delirante paranoico.
C'è però di più, non bisogna sottovalutare un aspetto ontologico fondamentale: i sentimenti e l'idea di gelosia non permettono di riconoscere l'alterità e negano di fatto le prerogative esistenziali dell'altro, di chiunque altro.
Sicuramente l'emozione di gelosia sembra aver costituito una risposta evolutiva legata ai comportamenti sessuali, alla riproduzione e alla conservazione della specie, funzionali alla coesione del gruppo parentale. Tuttavia essi costituiscono un costrutto da cui emergono ormai solo i limiti più arcaici, riferibili essenzialmente non più al vantaggio evolutivo che dovevano garantire,ma al danno affettivo e relazionale che adesso tali sentimenti possono determinare.
La gelosia tuttavia, pur elemento tormentoso, c'è da dire che promuove anche l'appartenenza, l'esclusività di rapporti, il rinsaldamento dei legami affettivi: ossia la giusta dose di interdipendenza.
In noi è presente quell'onnivoro narcisimo , derivato e costantemente alimentato dalla irripetibile unicità ontologica, e la necessità, del pari ineludibile, di conoscere l'altro e di (ri)conoscersi attraverso l'altro nel quale, in dosi diverse a seconda del valore attribuito alla relazione, vengono immesse parti del proprio sé dopo averle codificate nelle cangianti modalità espressive dei linguaggi.
I sentimenti di gelosia sono dunque da interpretarsi in rapporto all'idea, e alla sofferenza che intimamente evoca la paura dell'abbandono o della perdita dell'oggetto d'amore, e quindi relativamente alla ferita narcisistica intollerabile determinata dalla rottura della relazione privilegiata ed emotivamente investita.

Nessun commento: