The mask and the mirror

mercoledì 22 ottobre 2008

Il telaio incantato...




100 miliardi di neuroni nella capoccia...il substrato fisico della mente

suggestioni di somiglianza....



il cervello






l'universo...

Piccole psicosi della vita quotidiana....


Chinaski è uno dei più talentuosi blogger della blogosfera italiana, diciamo pure che è un grande scrittore che pubblica, per nostra fortuna, in rete.
Il caso vuole che Chinaski parli spesso di "paturnie psicologiche", di ipocondrie, di piccole manie.
Nel suo ultimo post Chinaski descrive il disturbo ossessivo-compulsivo come nessun DSM IV e nessun manuale per addetti ai lavori potrà mai fare :)

"Ho dato una scorsa al manuale di psichiatria di Ema mentre Ema era in bagno e mi sono autodiagnosticato al volo una mezza dozzina di disturbi nemmeno molto preoccupanti. I più simpatici e comuni sono quelli lì: controllare la chiusura del rubinetto del gas prima di uscire di casa. Sei già pronto con la giacca, le scarpe, la porta di casa aperta. Hai spento tutto quello che poteva essere spento. Ma non solo. Hai spento il televisore e poi hai staccato la spina dalla presa di corrente. Perché sei completamente matto, ricordi? E infatti hai anche allontanato la spina staccata dalla presa nel muro e da qualsiasi materiale infiammabile, perché anche se non lo racconti a nessuno e non lo ammetti neppure di fronte a te stesso, sotto sotto pensi che la spina potrebbe aver conservato una scintilla di elettricità che farà contatto un istante dopo (perché dovrebbe? Perché gli oggetti ti odiano) che avrai girato i tacchi sul pianerottolo e farà incendiare il mobiletto di legno del soggiorno e tutto andrà a fuoco, andrà a fuoco e andrà perduto, mentre tu starai guardando il film al cinema, ignaro, e una catena di esplosioni distruggerà la casa e spazzerà via nugoli di vite innocenti e sarà tutta colpa tua, tutta colpa tua, tutta col… Così ti assicuri che il rubinetto sia ben chiuso. Ecco. E poi esci, e prima di uscire dai un’ultima occhiata generica e provi un senso di generale rilassatezza notando che è tutto tranquillo, tutto chiuso, tutto buio e in perfetto silenzio. No, nessuna scimmia impazzita sta sfilando i cavi elettrici dallo scaldabagno. Su, esci tranquillo. Finalmente te ne vai. Sali in macchina, metti in moto, arrivi al semaforo, attendi fischiettando e, quando viene il verde, parti, pensando alla serata, e una curva dopo stai facendo inversione in mezzo a un’aiuola spartitraffico per tornare indietro perché sei convinto di aver lasciato aperto lo sportello del frigorifero".

Danza di molecole


Questa poesia è stata scritta da un fisico e riportata nel libro del neuroscienziato Vilayanur Ramachandran "Cosa sappiamo della mente". E' una poesia che parla dell’uomo e della sua grandezza in quanto essere pensante.


Da solo in riva al mare, comincio a pensare.

Ecco le onde scroscianti

montagne di molecole

ognuna ottusamente intenta ai fatti suoi

miliardi di miliardi lontane

eppure formano all’unisono spuma bianca



Ere su ere

prima di un occhio che potesse vederle

anni dopo anni

martellare possenti la riva come ora.

Per chi? Per cosa?

Su un pianeta morto

che non ospitava alcuna vita.



Senza requie mai

torturate dall’energia

prodigiosamente sprecata dal sole

riversata nello spazio.

Una briciola fa ruggire il mare.



Nel profondo del mare

tutte le molecole ripetono

l’altrui struttura

finchè se ne formano di nuove e complesse

ne creano altre a propria immagine

e inizia una nuova danza.



Crescono in dimensioni e complessità

esseri viventi

masse di atomi

DNA, proteine

danzano figure ancora più intricate.



Fuori dalla culla

sulla terra asciutta

eccolo

in piedi;

atomi con la coscienza

materia con la curiosità.



In piedi davanti al mare

meravigliato della propria meraviglia: io

un universo di atomi

un atomo nell’universo.



(Richard Feynman)

lunedì 20 ottobre 2008

Le Fabuleux d'Amélie

Grande Jean-Pierre Jeunet nel dipingerci questa storia tra il sogno e la realtà; siamo a Montmartre ma potremmo essere in qualsiasi altra città, basta volare un pò con la fantasia. Riesce a coniugare tecnica e poesia soprattutto nelle scene in cui la protagonista è in primo piano ed il sogno si anima dietro le sue spalle.Un film con un'atmosfera tutta sua. Epifania di colori vividi, luminosità spiccate, inquadrature originali e personaggi bizzarri, impreziosito da una sceneggiatura divertente.Le musiche composte da Yann Tiersen sono vitalità e bellezza.
Questo film è assolutamente poesia, in tutto.

Dolcissimo, raffinato, delicatissimo acuto, spiazzante, romantico, postmoderno.
Sarebbe bello ogni tanto vedere il mondo con gli occhi di Amelie, cogliere le piccole cose che di solito sfuggono, e trarne piacere, con quello sguardo furbetto, quel sorrisino beffardo.












martedì 14 ottobre 2008

Quando accade....

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. [...] È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all'Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave". Ci rimasi secco. Fran.

"Novecento" Baricco

domenica 5 ottobre 2008

Tic,tac, Tic, tac


Tic, tac, Tic ,tac.

Metallico, continuo e martellante, per me è proprio insopportabile il ticchettio della sveglia, che scandisce i secondi inesorabilmente nel silenzio della notte.
In confronto il gocciolare del lavandino è musica per le mie orecchie.
Quel ticchettio mi sembra un monito austero al tempo che non si arresta,che scorre vorticoso, implacabile. Ogni ticchettio è un secondo in meno da dedicare al mio sonno ,alla mia calda tana del ristoro sotto il morbido piumone. Prendo quell'arnese infernale e rumoroso e lo rinchiudo nella profondità del cassetto, ora va meglio.
Forse si sarà capito che non ho proprio un ottimo rapporto con il tempo...
Guardo spesso l'orologio e provo una sensazione di gelo e inadeguatezza, devo fare 1000 cose. È già tardi, non ce la farò mai, sbrigati, alzati che perdi per un minuto l'autobus (il mio passa sempre in anticipo è ma possibile?),alle 9 vai a lezione, poi mangia al volo, studia, pulisci casa, esci a fare compere, ritorna studia...e cosi vià...scadenze su scadenze e incombenze.
Mi sento spesso in ritardo rispetto a quelle impeccabili lancette così perfette e penso che la nostra giornata dovrebbe durare il doppio per fare tutto, non riesco a stare dietro a questi ritmi. Da piccola ti insegnano che il tempo è prezioso, il tempo è denaro, e deve essere investito produttivamente, se programmi le cose è più sicuro...devi essere perfetta, mai in ritardo.
Da quando è cominciata questa mia corsa compulsiva contro il tempo?
Da quando ne sono diventata schiava?
Da quando ho iniziato a percepire il tempo così frantumato?
In fondo la misurazione e la percezione del tempo se ci pensiamo sono un artefatto umano, una costruzione mentale soggettiva arbitraria e convenzionale. Perchè non la vivo in questo modo e mi sento inadeguata, a disagio nel non rispettare ferreamente i tempi? Perchè questa rigidità?
Oggi è tutto misurabile con precisione, per ogni cosa si conosce un tempo opportuno, direi quasi normativo, il parametro standard.
Il tempo è forma di controllo, ritmo e sincronizzazione, elemento regolatore, unità di misura.
12 minuti e mezzo per cuocere nel tuo micronde il pollo precotto del fast food, 30 anni arriva l'ora in cui il tuo orologio biologico ti impone se sei donna di affrettarti a trovare un candidato per perpretare i tuoi geni e sfornare pargoletti,50 millisecondi il tempo che impiega una stimolo retinico visivo a raggiungere la tua corteccia ed essere elaborato come immagine, 2 minuti la durata di un orgasmo favoloso per un uomo, 16 minuti di onde desincronizzate del sonno rem,25 minuti il tempo che la tua lavatrice risciaqua i tuoi capi e rilascia l'ammorbidente, 80 battiti al minuto la contrazione del miocardio, 24 ore il tempo che un ovulo fertile può essere fecondato, 5 anni il tempo opportuno per laurearti, 12-15 mesi perchè un neonato pronunci la sua prima parola, 10 milioni di anni il tempo di vita di una supernova...
Ci chiediamo mai quali sono i nostri tempi, il tempo interiore come intendeva S. Agostino?
Ascoltiamo i nostri tempi? Il tempo ontologico ?Vi prestiamo orecchio? Sappiamo riconoscerli?
Riusciamo a fermarci e uscire dal tempo standardizzato, codificato, cristallizzato, a seguire il filo della matassa dei ricordi, della memoria, dell'immaginazione? A staccarci per un attimo dall'immanenza dell'hic et nunc?



Secondo Heidegger l'esserci (Dasein) dell'uomo, inteso come riferimento costante di questi all'essere, esperisce l'esistenza innanzitutto e perlopiù in una condizione deiettiva, ovvero si trova gettato nell'inautenticità, nel vano progettare, nel futile programmare incessante .Di questa condizione di inautenticità, propria della quotidianità composta di istanti privi di valore, l'esserci umano può tuttavia riprendersi, acquisendo la consapevolezza della finitezza della vita, che si mostra all'uomo nella sua unità come essere-per-la-morte. È a partire da questa decisione anticipatrice, che la temporalità ritrova il suo senso nella dimensione dell'attimo (in questo senso Heidegger sembra rifarsi al valore dell'attimo nella concezione dell'eterno ritorno proposta da Nietzsche); a partire da questo attimo fondamentale l'esistenza dell'uomo subisce una svolta di senso, che si realizza effettivamente nella modalità che Heidegger definisce della Cura, come aver-cura di sé stesso comprendendo la relazione profonda che lega in modo indissolubile l'esistenza umana alla temporalità

Quanto sarebbe bello ritrovere il contatto autentico del tempo attraverso la natura,la sua ciclicità di morte e rinascita,la sua saggezza moderata, i suoi profumi i suoi sapori i suoi ritmi sussurati e velati!
L'autunno lo associo al profumo del mosto, al sapore di funghi e frutti di bosco, al sentore di castagne calde arrostite e venature delle foglie dipinte di rosso, odore di terra bagnata
.L'inverno alla lana soffice, alla torta di mele,agli abeti, al camino scopiettante, alla bruma, alle zuppe fumanti, tabacco di pipa,alle sciarpe colorate, all'odore di naftalina, alla cioccolata calda.
La primavera alle rose,all'odore di zagara e gelsomino,alla fioritura dei mandorli.
L'estate alle cicale, ai costumi, ai gelati, al melograno, all'anguria, alla spiaggia, ai tramonti sanguigni, alla pelle abbronzata e salata, al giallo dei limoni e arancione degli agrumi, al basilico,alla citronella, alle stelle cadenti.
Il quadro temporale delle società pre-industriali risulta impostato direttamente sul tempo delle stagioni, esso dipende da ed è sottomesso all'ambiente naturale e ai suoi cambiamenti discreti.
Il tempo della tradizione appare fondato sul mito dell'eterno ritorno, pertanto risulta ciclico: giornaliero, mensile (lunare) e stagionale. La sua rappresentazione collettiva enfatizza il ripetersi della sequenza degli eventi fondamentali, la continuità del suo svolgimento con scarse perturbazioni e imprevisti. La durata della luce giornaliera definisce l'orario di lavoro e di riposo come pure la necessità di accudire il bestiame è specifica i tempi e, per certi aspetti, gli obblighi.
Il quadro temprale si specifica sulla prevedibilità dei tempi e su una certa “lentezza temporale” che rafforzano la stabilità dell'equilibrio della persona attraverso la sua inesorabile continuità: il tempo è assorbito giorno dopo giorno nel presente e nel ricordo del passato.
Il tempo è percepito come una forza naturale, potente, con un significato analogo a quello dei ritmi dell'orologio biologico, e più in generale della natura. Ogni evento è confermato dalla tradizione e il mancato rispetto dei tempi e dei modi equivale ad una trasgressione dell'ordine naturale, ad un'infrazione delle regole tramandate per cui ogni cosa deve essere fatta “a suo tempo” e “vi è un tempo per ogni cosa”. Il tempo e le stagioni appaiono così intrecciati da definire un ordine odificato che appare naturale e immodificabile in un dato spazio sociale e territoriale. Non c'è un vero tempo personale che si distacchi dall'adesione fiduciosa ai riti collettivi. Non ci si avvale di misuratori personali del tempo. Nell'anno Mille sono gli svegliatoi meccanici che usano i monaci nelle abbazie e conventi a ritmare i momenti di preghiera e lavoro sia nella comunità, che nelle famiglie e nella società civile. I riti e i tempi liturgici scandiscono tappe ricorrenti del tempo umano, anche se introducono un'idea di tempo irreversibile, lineare, ed escatologica. Successivamente il tempo si laicizza, ed il tempo di lavoro si definisce come nozione ed entità autonoma dalle stagioni e dalla liturgia ecclesiale. Il tempo si appresta a divenire uno strumento oggettivo, reificato, astratto, vivisezionale, standardizzato e parcellizzato, misurabile con precisione, prevedibile, scansionabile. Si sviluppa l'orologio meccanico e quello basato sul movimento del pendolo galileiano, l'oscillazione dei secondi è scandita da un : tic, tac, tic, tac.
Credo che il tempo all'interno, quello che accompagna affetti ed emozioni, vive nel corpo, ha caratteristiche opposte. Esso è multiplo e discontinuo; nell'esperienza soggettiva tempi diversi coesistono succedendosi, intersecandosi, sovrapponendosi. C'è un tempo ciclico come quello del mito e delle stagioni, in cui gli eventi ritornano identici a se stessi con poche varienti e si manifestano nel corpo, nelle emozioni, nei sogni come nei sintomi, immagini,ricordi.
Molti tempi esistono contemporaneamente, simultaneamente: il tempo è dunque continuamente reversibile.

Ciajkovskij ...ricordi di bambina

Nella mia enfanzia uno dei momenti magici per me era vedere fantasia della Disney...rimanevo incantata dal quel connubio di immagini, suoni, colori, lasciavo vagare l'immaginazione, fluttuare i pensieri. Alcune scene mi divertivano, altre mi ipnotizzavano, altre ancora mi inquietavano e non poco, tipo la scena finale con toccata e fuga in do minore per organo di Bach, dove si rappresentava un inferno quasi dantesco.
Per me bambina era tutto un mondo incantato,rispecchiavano la mia visione magica infantile delle cose, esorcizzando incubi inconsci,timori, inquietudini e nutrendo la mia curiosità d'onirico e fiabesco.
Ecco una delle mie scene preferite ancora oggi....
è poesia