
Tic, tac, Tic ,tac.
Metallico, continuo e martellante, per me è proprio insopportabile il ticchettio della sveglia, che scandisce i secondi inesorabilmente nel silenzio della notte.
In confronto il gocciolare del lavandino è musica per le mie orecchie.
Quel ticchettio mi sembra un monito austero al tempo che non si arresta,che scorre vorticoso, implacabile. Ogni ticchettio è un secondo in meno da dedicare al mio sonno ,alla mia calda tana del ristoro sotto il morbido piumone. Prendo quell'arnese infernale e rumoroso e lo rinchiudo nella profondità del cassetto, ora va meglio.
Forse si sarà capito che non ho proprio un ottimo rapporto con il tempo...
Guardo spesso l'orologio e provo una sensazione di gelo e inadeguatezza, devo fare 1000 cose. È già tardi, non ce la farò mai, sbrigati, alzati che perdi per un minuto l'autobus (il mio passa sempre in anticipo è ma possibile?),alle 9 vai a lezione, poi mangia al volo, studia, pulisci casa, esci a fare compere, ritorna studia...e cosi vià...scadenze su scadenze e incombenze.
Mi sento spesso in ritardo rispetto a quelle impeccabili lancette così perfette e penso che la nostra giornata dovrebbe durare il doppio per fare tutto, non riesco a stare dietro a questi ritmi. Da piccola ti insegnano che il tempo è prezioso, il tempo è denaro, e deve essere investito produttivamente, se programmi le cose è più sicuro...devi essere perfetta, mai in ritardo.
Da quando è cominciata questa mia corsa compulsiva contro il tempo?
Da quando ne sono diventata schiava?
Da quando ho iniziato a percepire il tempo così frantumato?
In fondo la misurazione e la percezione del tempo se ci pensiamo sono un artefatto umano, una costruzione mentale soggettiva arbitraria e convenzionale. Perchè non la vivo in questo modo e mi sento inadeguata, a disagio nel non rispettare ferreamente i tempi? Perchè questa rigidità?
Oggi è tutto misurabile con precisione, per ogni cosa si conosce un tempo opportuno, direi quasi normativo, il parametro standard.
Il tempo è forma di controllo, ritmo e sincronizzazione, elemento regolatore, unità di misura.
12 minuti e mezzo per cuocere nel tuo micronde il pollo precotto del fast food, 30 anni arriva l'ora in cui il tuo orologio biologico ti impone se sei donna di affrettarti a trovare un candidato per perpretare i tuoi geni e sfornare pargoletti,50 millisecondi il tempo che impiega una stimolo retinico visivo a raggiungere la tua corteccia ed essere elaborato come immagine, 2 minuti la durata di un orgasmo favoloso per un uomo, 16 minuti di onde desincronizzate del sonno rem,25 minuti il tempo che la tua lavatrice risciaqua i tuoi capi e rilascia l'ammorbidente, 80 battiti al minuto la contrazione del miocardio, 24 ore il tempo che un ovulo fertile può essere fecondato, 5 anni il tempo opportuno per laurearti, 12-15 mesi perchè un neonato pronunci la sua prima parola, 10 milioni di anni il tempo di vita di una supernova...
Ci chiediamo mai quali sono i nostri tempi, il tempo interiore come intendeva S. Agostino?
Ascoltiamo i nostri tempi? Il tempo ontologico ?Vi prestiamo orecchio? Sappiamo riconoscerli?
Riusciamo a fermarci e uscire dal tempo standardizzato, codificato, cristallizzato, a seguire il filo della matassa dei ricordi, della memoria, dell'immaginazione? A staccarci per un attimo dall'immanenza dell'hic et nunc?
Secondo Heidegger l'esserci (Dasein) dell'uomo, inteso come riferimento costante di questi all'essere, esperisce l'esistenza innanzitutto e perlopiù in una condizione deiettiva, ovvero si trova gettato nell'inautenticità, nel vano progettare, nel futile programmare incessante .Di questa condizione di inautenticità, propria della quotidianità composta di istanti privi di valore, l'esserci umano può tuttavia riprendersi, acquisendo la consapevolezza della finitezza della vita, che si mostra all'uomo nella sua unità come essere-per-la-morte. È a partire da questa decisione anticipatrice, che la temporalità ritrova il suo senso nella dimensione dell'attimo (in questo senso Heidegger sembra rifarsi al valore dell'attimo nella concezione dell'eterno ritorno proposta da Nietzsche); a partire da questo attimo fondamentale l'esistenza dell'uomo subisce una svolta di senso, che si realizza effettivamente nella modalità che Heidegger definisce della Cura, come aver-cura di sé stesso comprendendo la relazione profonda che lega in modo indissolubile l'esistenza umana alla temporalità
Quanto sarebbe bello ritrovere il contatto autentico del tempo attraverso la natura,la sua ciclicità di morte e rinascita,la sua saggezza moderata, i suoi profumi i suoi sapori i suoi ritmi sussurati e velati!
L'autunno lo associo al profumo del mosto, al sapore di funghi e frutti di bosco, al sentore di castagne calde arrostite e venature delle foglie dipinte di rosso, odore di terra bagnata
.L'inverno alla lana soffice, alla torta di mele,agli abeti, al camino scopiettante, alla bruma, alle zuppe fumanti, tabacco di pipa,alle sciarpe colorate, all'odore di naftalina, alla cioccolata calda.
La primavera alle rose,all'odore di zagara e gelsomino,alla fioritura dei mandorli.
L'estate alle cicale, ai costumi, ai gelati, al melograno, all'anguria, alla spiaggia, ai tramonti sanguigni, alla pelle abbronzata e salata, al giallo dei limoni e arancione degli agrumi, al basilico,alla citronella, alle stelle cadenti.
Il quadro temporale delle società pre-industriali risulta impostato direttamente sul tempo delle stagioni, esso dipende da ed è sottomesso all'ambiente naturale e ai suoi cambiamenti discreti.
Il tempo della tradizione appare fondato sul mito dell'eterno ritorno, pertanto risulta ciclico: giornaliero, mensile (lunare) e stagionale. La sua rappresentazione collettiva enfatizza il ripetersi della sequenza degli eventi fondamentali, la continuità del suo svolgimento con scarse perturbazioni e imprevisti. La durata della luce giornaliera definisce l'orario di lavoro e di riposo come pure la necessità di accudire il bestiame è specifica i tempi e, per certi aspetti, gli obblighi.
Il quadro temprale si specifica sulla prevedibilità dei tempi e su una certa “lentezza temporale” che rafforzano la stabilità dell'equilibrio della persona attraverso la sua inesorabile continuità: il tempo è assorbito giorno dopo giorno nel presente e nel ricordo del passato.
Il tempo è percepito come una forza naturale, potente, con un significato analogo a quello dei ritmi dell'orologio biologico, e più in generale della natura. Ogni evento è confermato dalla tradizione e il mancato rispetto dei tempi e dei modi equivale ad una trasgressione dell'ordine naturale, ad un'infrazione delle regole tramandate per cui ogni cosa deve essere fatta “a suo tempo” e “vi è un tempo per ogni cosa”. Il tempo e le stagioni appaiono così intrecciati da definire un ordine odificato che appare naturale e immodificabile in un dato spazio sociale e territoriale. Non c'è un vero tempo personale che si distacchi dall'adesione fiduciosa ai riti collettivi. Non ci si avvale di misuratori personali del tempo. Nell'anno Mille sono gli svegliatoi meccanici che usano i monaci nelle abbazie e conventi a ritmare i momenti di preghiera e lavoro sia nella comunità, che nelle famiglie e nella società civile. I riti e i tempi liturgici scandiscono tappe ricorrenti del tempo umano, anche se introducono un'idea di tempo irreversibile, lineare, ed escatologica. Successivamente il tempo si laicizza, ed il tempo di lavoro si definisce come nozione ed entità autonoma dalle stagioni e dalla liturgia ecclesiale. Il tempo si appresta a divenire uno strumento oggettivo, reificato, astratto, vivisezionale, standardizzato e parcellizzato, misurabile con precisione, prevedibile, scansionabile. Si sviluppa l'orologio meccanico e quello basato sul movimento del pendolo galileiano, l'oscillazione dei secondi è scandita da un : tic, tac, tic, tac.
Credo che il tempo all'interno, quello che accompagna affetti ed emozioni, vive nel corpo, ha caratteristiche opposte. Esso è multiplo e discontinuo; nell'esperienza soggettiva tempi diversi coesistono succedendosi, intersecandosi, sovrapponendosi. C'è un tempo ciclico come quello del mito e delle stagioni, in cui gli eventi ritornano identici a se stessi con poche varienti e si manifestano nel corpo, nelle emozioni, nei sogni come nei sintomi, immagini,ricordi.
Molti tempi esistono contemporaneamente, simultaneamente: il tempo è dunque continuamente reversibile.
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